Perché i biocarburanti sono stati bocciati dall’UE?

Il governo italiano aveva festeggiato con grande trionfalismo il rinvio europeo sul divieto della produzione di auto termiche dal 2035, sostenendo di puntare principalmente sui biocarburanti per decarbonizzare il settore dei trasporti. L’elettrico era indicato dall’UE come prima opzione per la futura mobilità sostenibile, ma l’Italia aveva comunque deciso di cambiare rotta e puntare sui biocarburanti, con un ruolo fondamentale affidato ad ENI (nota azienda ambientalista ?). La compagnia del cane a sei zampe ha infatti annunciato di voler aumentare la capacità di bioraffinazione a oltre 3 milioni di tonnellate all’anno entro il 2025 e a oltre 5 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030, grazie alle iniziative annunciate in Italia, Malesia e Stati Uniti.

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica aveva poi dichiarato il proprio giubilo per il rinvio europeo sul divieto delle auto a benzina e diesel dal 2035, sostenendo che l’Italia ha il dovere di difendere oltre 70mila posti di lavoro.

Nei consorzi agrari italiani alcuni possidenti già speravano di diventare miliardari.

Succede però che il 24 Marzo 2023 il Consiglio Europeo boccia la proposta italiana con il “Considerando 11”. Meloni perde la sua battaglia e la Commissione Europea conferma il testo del nuovo Regolamento UE sulle emissioni dei veicoli su strada nella parte che vieta dal 2035 la vendita di nuove auto e furgoni a benzina e diesel e, addirittura, apre alla proposta tedesca di immatricolazioni di veicoli con motori a combustione interna che utilizzano carburanti sintetici (e-fuels).

Nelle TV e su molte testate italiane ci si chiede perché l’Europa ce l’abbia con noi e non accolga una proposta così ecologica e sostenibile. Si sospetta che si voglia favorire la produzione tedesca di e-fuels, nonostante le sue criticità.

Ma, mettendo da parte l’orgoglio patriottico, approfondiamo le motivazioni (cosa che raramente si verifica negli spettacoli televisivi).

La decisione dell’Unione Europea

In sintesi, l’Unione Europea, sulla base di accordi presi al Fit for 55, ha deciso di bocciare i biocarburanti perché non sono la soluzione migliore per ridurre le emissioni di gas serra nel settore dei trasporti. L’UE, invece, punta su soluzioni alternative come l’elettrificazione dei trasporti e l’uso di combustibili fossili a basso impatto ambientale.

carburanti ammessi dal 2035

L’Unione Europea ha anche sostenuto che l’uso di biocarburanti è stato incentivato in modo eccessivo, a discapito di altre soluzioni come l’elettrificazione dei trasporti e l’uso di combustibili fossili a basso impatto ambientale. Di conseguenza, ha posto fine agli incentivi per i biocarburanti di prima generazione, che sono stati prodotti a partire da colture alimentari come mais e soia, proprio quelli proposti dall’Italia.

Il rischio è la riduzione dei campi dedicati all’agricoltura a vantaggio della produzione di carburanti. Cosa che già succede in parte per via dell’abbandono delle campagne o per i grossi impianti solari a terra (fortunatamente bloccati).

Con i biocarburanti guideremmo un auto non inquinante ma non per andare all’agriturismo, perché non ci sarebbe più cibo locale. I condomini avrebbero le biomasse sul terrazzo, altro che bosco verticale!

Inoltre, i biocarburanti presentano una grande sfida in termini di efficienza, poiché il loro utilizzo in un motore termico richiede una quantità di energia fino a quattro volte superiore rispetto a quella richiesta per far funzionare un’auto elettrica.

I biocarburanti sono un esperimento fallito.

Maik Marahrens, responsabile biocarburanti presso l’ong T&E

Ma è tutto finito per il biocarburanti?

In realtà non proprio: l’UE ha introdotto incentivi per i biocarburanti di seconda generazione, prodotti a partire da biomasse non alimentari come alghe, paglia e rifiuti. E senza utilizzo di olio di palma vergine camuffata, in quanto ottenuta da deforestazione, un divieto a cui la stessa ENI ha dovuto adeguarsi, in seguito alla condanna per pubblicità ingannevole del biodiesel, del 2020, e alla maxi-multa di 5 milioni di euro inflittagli dall’Antitrust.

Il biocarburante è così bio?

L’Unione Europea ha preso la decisione dopo aver valutato attentamente gli effetti ambientali dei biocarburanti. Secondo l’UE, l’uso di biocarburanti non è la soluzione più efficace per ridurre le emissioni di gas serra. Gli studi dimostrano che l’uso di biocarburanti ha effetti negativi sulla biodiversità e sull’uso del suolo.

Un report realizzato dall’istituto IFEU (Institut für Energie- und Umweltforschung) e commissionato da Transport & Environment e Oxfam mette in dubbio la strategia italiana sui biocarburanti. Lo studio dimostra che per sopperire all’attuale consumo europeo di carburanti non basterebbe la superficie dell’Irlanda. Lo stesso quantitativo di terreno potrebbe essere utilizzato per sfamare 120 milioni di persone.

Secondo il rapporto, la produzione di biocarburanti comporta anche un alto profilo di emissioni e basse efficienze, e il loro uso potrebbe comportare un impatto ambientale maggiore di quello delle auto a combustione tradizionale.