Il Decreto-Legge 21 novembre 2025, n. 175 – noto come “Decreto Transizione 5.0 e Aree Idonee” – è entrato in vigore il 22 novembre 2025 e ha subito scatenato il panico tra gli operatori, inasprendo la normativa sulle aree idonee per le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER). Questo intervento d’urgenza si è reso necessario dopo che il TAR Lazio, con la sentenza n. 9155/2025, aveva parzialmente annullato il precedente DM Aree Idonee del 21 giugno 2024, criticando la mancanza di criteri unitari.
Oggi, mentre il testo è in esame presso l’8ª Commissione Ambiente del Senato (Disegno di Legge S1718), si gioca una partita fondamentale per il futuro del territorio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto il 12 dicembre 2025, e il dibattito si polarizza tra la “Visione del Governo” (priorità a velocità e target numerici) e la “Visione Territoriale” (priorità a pianificazione e tutela del capitale paesaggistico e agricolo).
Ma prima di analizzare i nuovi divieti e le richieste di emendamento, è fondamentale rimettere i fatti al loro posto.
La narrazione del “Blocco delle Rinnovabili” al Sud
Si sente ripetere da anni la indecorosa quanto fuorviante narrazione secondo cui gli insediamenti FER sarebbero in ritardo o addirittura bloccati. Qui, immersi nel Sud, viviamo una realtà ben diversa: i dati oggettivi sul volume di autorizzazioni in Puglia e Basilicata svelano che il problema non è la velocità, ma la saturazione selvaggia.
Secondo i dati di monitoraggio PNIEC aggiornati a Settembre 2025:
- Puglia: L’obiettivo di potenza aggiuntiva fissato al 2030 è di 7.387 MW. A settembre 2025, la potenza già autorizzata ammonta ad almeno 12.571 MW. Parliamo di una ipoteca territoriale del +70% rispetto al target. A questi si aggiungono 2.500 MW di eolico offshore con VIA positiva, in attesa di autorizzazione formale.
- Basilicata: L’obiettivo al 2030 è 2.105 MW. La potenza già autorizzata è di 3.932 MW. Ovvero, un +86% di capacità autorizzata in eccesso rispetto al fabbisogno del 2030.
Questi numeri dimostrano che l’accelerazione c’è stata eccome, ma è stata deregolamentata e “avulsa da qualunque pianificazione territoriale”.

Il DL 175/2025: Un passo avanti o indietro?
Nel tentativo di dare un quadro nazionale, il Governo ha riscritto la disciplina sulle aree idonee (Art. 11-bis del TU FER), introducendo norme che, sebbene omogenee, sono ulteriormente restrittive per il futuro, ma in modo incoerente con il reale bisogno di recupero territoriale.
Qui puoi leggere il DL 175/2025
Il punto più critico è l’eliminazione delle cosiddette aree ex c-quater. Queste aree, che prima erano considerate idonee per legge in quanto non sottoposte a vincolo paesaggistico (ai sensi del D.Lgs 42/2004), ora non sono più automaticamente tali. Questa rimozione, senza una compensazione credibile, riduce drasticamente lo spazio fisico disponibile e costringe le Regioni a una complessa pianificazione aggiuntiva, vincolata tra lo 0,8% e il 3% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata).
Inasprimenti per il Fotovoltaico (FV) a Terra:
- Riduzione del Buffer Industriale: La fascia agricola adiacente agli stabilimenti industriali considerata idonea per il fotovoltaico a terra è stata compressa da 500 a 350 metri. Inoltre, per beneficiare dell’idoneità, lo stabilimento deve essere autorizzato con Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e non destinato alla produzione agricola. Questa clausola burocratica esclude gran parte del tessuto industriale minore italiano, vanificando l’obiettivo di produrre energia “vicino ai consumi”.
- Vincoli Paesaggistici Nazionali: Vengono stabilite fasce di rispetto vincolanti e non derogabili dalle Regioni: 3 km per l’eolico e 500 metri per il fotovoltaico rispetto ai beni sottoposti a tutela. L’industria teme che, data la densità dei vincoli, queste fasce rendano non idonea quasi la totalità del territorio in molte regioni.
Le Proposte TESS per fermare la speculazione
In questo contesto, la Coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione), di cui il nostro Comitato “Ambiente è Vita” fa parte, ha presentato emendamenti precisi per ripristinare l’equilibrio territoriale e fermare l’assalto speculativo.
Questo è il testo completo delle proposte di emendamento inviate al Governo Italiano.
Ecco i punti cardine delle nostre richieste al Senato, che mirano a tutelare quel capitale agricolo e paesaggistico che in Puglia è già sotto stress:
- Proteggere le Aree Non Idonee (Art. 11-sexies): È inaccettabile che il DL 175 si concentri solo sulle aree idonee. Chiediamo l’introduzione di un nuovo articolo che definisca esplicitamente le Aree Non Idonee. In caso di sovrapposizione tra area idonea (ope legis) e area non idonea (individuata dalle Regioni), la tutela dell’area non idonea deve prevalere sempre. Inoltre, si chiede che le istanze autorizzative in tali aree siano considerate improcedibili d’ufficio.
- Fermare l’Effetto Domino degli Impianti Energetici: Le attuali regole, che assimilano gli impianti energetici ad impianti industriali, consentono di generare aree idonee cuscinetto di 350/500 metri intorno a ogni nuovo impianto (eolico o fotovoltaico). Questo crea un “effetto domino” che aggrava la frammentazione territoriale, specialmente in province come Foggia, già devastata da 1.800 pale eoliche.
- Proposta TESS: Escludere esplicitamente tutti gli impianti energetici da fonte rinnovabile in area agricola dal novero degli stabilimenti industriali che generano queste aree idonee adiacenti.
- Proposta TESS: Escludere esplicitamente tutti gli impianti energetici da fonte rinnovabile in area agricola dal novero degli stabilimenti industriali che generano queste aree idonee adiacenti.
- Mettere un tetto all’Agrivoltaico Speculativo: L’Agrivoltaico, pur definito come soluzione virtuosa, è diventato un “canale surrettizio” per installare enormi impianti FV su terreni di pregio. La formula generica “moduli collocati in posizione adeguatamente elevata da terra” è un invito alla discrezionalità e al contenzioso.
- Proposta TESS: Chiediamo di vincolare la definizione di agrivoltaico alla presenza di attività colturali e pastorali preesistenti sul sito di installazione. Inoltre, gli impianti agrivoltaici e fotovoltaici (in cumulo) non devono eccedere lo 0,8% della SAU a livello regionale, un limite necessario per preservare l’assetto agropastorale.
- Proposta TESS: Chiediamo di vincolare la definizione di agrivoltaico alla presenza di attività colturali e pastorali preesistenti sul sito di installazione. Inoltre, gli impianti agrivoltaici e fotovoltaici (in cumulo) non devono eccedere lo 0,8% della SAU a livello regionale, un limite necessario per preservare l’assetto agropastorale.
- Usare la leva finanziaria contro la saturazione: Nelle regioni che hanno già ampiamente superato il target PNIEC (come la nostra Puglia e la Basilicata), non si può continuare a incentivare la cementificazione dei terreni agricoli.
- Proposta TESS: Introdurre una modulazione degli incentivi. Se una Regione ha autorizzato oltre il 100% del target 2030, l’incentivazione per i nuovi bandi deve essere ridotta del 40%; se supera il 150%, la riduzione sale all’80%; se supera il 200%, la Regione è esclusa dai nuovi bandi (salvo per i progetti che prevedono la dismissione di vecchia potenza in aree rurali).
- Proposta TESS: Introdurre una modulazione degli incentivi. Se una Regione ha autorizzato oltre il 100% del target 2030, l’incentivazione per i nuovi bandi deve essere ridotta del 40%; se supera il 150%, la riduzione sale all’80%; se supera il 200%, la Regione è esclusa dai nuovi bandi (salvo per i progetti che prevedono la dismissione di vecchia potenza in aree rurali).
- Stop alla Salvaguardia Pro-Speculazione: L’industria chiede una “norma di salvaguardia” per proteggere i progetti già in corso d’opera. Noi chiediamo l’esatto contrario: che la nuova legge di conversione (auspicabilmente più rigorosa grazie ai nostri emendamenti) abbia efficacia immediata, applicandosi a tutti i procedimenti che non hanno ancora maturato il titolo abilitativo finale. Non possiamo permettere che l’ennesima sanatoria vanifichi gli sforzi di tutela e garantisca l’autorizzazione di progetti obsoleti che hanno sfruttato la deregolamentazione “temporanea” del D.Lgs 199/2021.

Il Parlamento ha l’opportunità, in sede di conversione del DL 175/2025, di non fare un “passo indietro”, ma di costruire finalmente una Transizione Energetica che sia giusta, che governi lo sviluppo e che non sacrifichi il Sud, tutelando il nostro prezioso patrimonio agricolo e paesaggistico. D’altronde l’ISPRA, ente governativo, indica una strada diversa per una transizione ecologica senza consumo di suolo.
L’alternativa è consegnare il nostro territorio, già saturo, a decenni di caos normativo e degrado irreversibile e noi ci siamo già stancati di presentare osservazioni critiche ai vari impianti FER che in massa cercano di occupare i nostri territori, anche se, se serve, continueremo a farlo.

