Dopo anni di battaglie legali, il massimo organo della giustizia amministrativa conferma l’illegittimità del progetto.
È arrivata finalmente la sentenza che chiude (speriamo definitivamente) una delle vicende ambientali più lunghe e complesse del territorio bitontino: il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della società Fer.Live contro la sentenza del TAR Puglia che nel dicembre 2023 aveva dichiarato illegittima l’Autorizzazione Integrata Ambientale per la realizzazione della discarica di rifiuti speciali non pericolosi in contrada Colaianni, al confine tra Bitonto e Terlizzi.
Una storia lunga oltre dieci anni
La vicenda Fer.Live affonda le radici nel 2011, quando la società ottenne una Valutazione di Impatto Ambientale per un progetto completamente diverso: la realizzazione di un impianto per il trattamento e recupero di rifiuti ferrosi. Nel corso degli anni, il progetto ha cambiato più volte fisionomia, trasformandosi in una discarica per lo smaltimento di 180mila tonnellate annue di rifiuti organici e biodegradabili, fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane e industriali.
Un’evoluzione che non ha convinto né le amministrazioni locali né le associazioni ambientaliste, che hanno sempre denunciato l’impatto devastante che l’impianto avrebbe avuto su un territorio a vocazione agricola, ricco di ulivi secolari, vigneti e attraversato da lame e torrenti sotterranei.
Ripercorri la saga Fer.Live negli articoli che abbiamo che abbiamo dedicato in questo blog.
La prima vittoria al Consiglio di Stato (2018)
Il primo round giudiziario si concluse nell’agosto 2018, quando il Consiglio di Stato respinse il ricorso della Fer.Live contro il diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Quella sentenza riconobbe l’incompatibilità dell’area destinata alla realizzazione dell’impianto, classificata come zona agricola secondo il Piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali.
Fu una vittoria importante, che vide protagonista il comitato Ambiente è Vita, costituitosi in giudizio con un’azione “ad adiuvandum” al fianco del Comune di Bitonto, rappresentato dall’avvocato Rossella Chieffi. Una scelta che all’epoca costò al comitato l’allontanamento di diversi esponenti politici, che consideravano l’azione legale “inutile e rischiosa”.
Il tentativo di resurrezione del progetto
Ma la società non si arrese. Nel 2022, la Città Metropolitana di Bari rilasciò una nuova AIA, questa volta per un progetto modificato. Una decisione che provocò l’immediata reazione dei Comuni di Bitonto e Terlizzi, che presentarono ricorso al TAR Puglia.
In quei mesi, il comitato Ambiente è Vita, insieme a Fare Verde Bitonto, organizzò una memorabile passeggiata ecologica in contrada Colaianni che vide la partecipazione di oltre 200 persone, tra cui i sindaci di entrambe le città e numerose associazioni del territorio.
La sentenza del TAR (2023)
Nel dicembre 2023, il TAR Puglia accolse il ricorso dei Comuni, dichiarando illegittima l’autorizzazione concessa dalla Città Metropolitana. I giudici amministrativi evidenziarono numerose criticità:
- La VIA del 2011 era scaduta già nel 2017, dopo la prima pronuncia del Consiglio di Stato
- L’autorizzazione paesaggistica era superata dall’avvento del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale
- L’area si trova a meno di tre chilometri dai centri abitati di Palombaio e Sovereto
- La zona è all’intersezione delle fasce di rispetto del Torrente Marisabella e della Lama Balice, contesti paesaggistici sottoposti a tutela
- La presenza di quattro pozzi artesiani che erogano acqua dalle falde sotterranee per uso pubblico
- L’individuazione della cava, già dal 2015, come vasca di laminazione in caso di alluvioni da parte dell’Autorità di Bacino Appennino Meridionale
Il TAR rimproverò aspramente i dirigenti della Città Metropolitana per non aver dato la giusta valenza ai pareri dell’Autorità di Bacino, nonostante gli stessi fossero stati ribaditi per ben quattro volte.
L’udienza di ottobre 2025 e la sentenza finale
L’udienza davanti al Consiglio di Stato si tenne all’inizio di ottobre 2025. Anche in questa sede, il Comune di Bitonto poté contare sull’appoggio del Comune di Terlizzi e del comitato Ambiente è Vita, nuovamente costituitisi in adiuvandum, sempre rappresentati dall’avvocato Rossella Chieffi.
La sentenza, tanto attesa, ha confermato integralmente le motivazioni del TAR, respingendo il ricorso della Fer.Live.
Cosa significa questa sentenza
La sentenza del Consiglio di Stato dovrebbe rappresentare la parola definitiva su questa vicenda. Il condizionale è d’obbligo: l’esperienza insegna che la resilienza burocratica delle società in cerca di autorizzazioni può essere tenace.

Tuttavia, questa decisione conferma alcuni principi fondamentali:
- La tutela del territorio agricolo non può essere sacrificata per progetti industriali incompatibili
- Le procedure autorizzative devono essere rigorose e rispettare tutti i pareri tecnici, specialmente quelli relativi al rischio idrogeologico
- L’attivismo dei cittadini, quando si traduce in azioni concrete e documentate, può fare la differenza
- La collaborazione tra istituzioni e comitati civici è possibile e produce risultati
I protagonisti della vittoria
Questa vittoria è il frutto di un lavoro collettivo:
- Avv. Rossella Chieffi, che ha seguito la vicenda dal 2017, rappresentando il comitato con competenza e passione
- Sindaco Francesco Paolo Ricci e l’Amministrazione comunale di Bitonto, che hanno intrapreso la battaglia con determinazione
- Sindaco Michelangelo De Chirico e il Comune di Terlizzi, sempre al fianco di Bitonto in questa lotta
- Il comitato Ambiente è Vita, che ha scelto di rischiare in prima persona, costituendosi in giudizio quando altri si limitavano a protestare sui social

Prospettive
La vigilanza non può comunque cessare. Il territorio locale continua a essere oggetto di pressioni da parte di progetti potenzialmente impattanti: impianti di energie rinnovabili che abbattono ulivi, la questione dell’inceneritore NewO, la bonifica mai completata della discarica Ecoambiente.
Ma questa sentenza dimostra che la lotta può essere vinta. Che le istituzioni, quando vogliono, possono difendere il territorio. Che i cittadini organizzati possono fare la differenza. Che la giustizia amministrativa, per quanto lenta, può dare ragione a chi difende l’ambiente e la salute pubblica.
L’importante è l’obiettivo
Oggi è un giorno di festa per Bitonto, Terlizzi, Palombaio e Sovereto. Gli ulivi di contrada Colaianni non saranno sommersi da rifiuti. Le falde acquifere non saranno minacciate dal percolato. I cittadini potranno continuare a vivere in un territorio che mantiene la sua vocazione agricola.
Ma questa vittoria porta con sé anche una riflessione amara: perché l’attivismo spesso si esaurisce nei post social, senza tradursi in azioni concrete come le costituzioni in giudizio?
Un dato che emerge con forza da questa vicenda è la solitudine operativa del comitato Ambiente è Vita, come in altre occasioni di impegno concreto. In un territorio che conta numerose associazioni ambientaliste, il comitato è stato l’unico a costituirsi in giudizio in entrambi i gradi di giudizio, assumendosi il rischio economico e la responsabilità dell’azione legale.
“Non è importante chi lo fa, l’importante è raggiungere l’obiettivo”, ripete spesso il comitato. E questo conta.
Il comitato Ambiente è Vita ha dimostrato che un gruppo di cittadini determinati può battere le lobby economiche. Anche quando si è soli. Anche quando tutti ti dicono che è inutile e rischioso.
La discarica Fer.Live non si farà. E questo è tutto ciò che conta.

