Eolico: Puglia “Area estremamente idonea”

Eolico Puglia

Bulimia energetica: produrre per esportare, distruggere per profitto

La Puglia non sta vivendo una transizione ecologica; sta subendo una bulimia energetica gestita con logiche estrattive. I dati sono brutali nella loro chiarezza: con oltre 16.778 MW già autorizzati, la nostra regione ha polverizzato gli obiettivi PNIEC 2030 (fissati a circa 7 GW). Ne abbiamo parlato in precedenti articoli.

Produciamo già il doppio dell’energia che consumiamo. Quella che ci viene spacciata come “necessità nazionale” è in realtà una bolla speculativa di carta: società scatole-vuote accumulano autorizzazioni per rivenderle come asset finanziari, mentre il suolo pugliese viene trasformato in un distretto industriale a cielo aperto.

Elenco ufficioso dei progetti eolici in Puglia aggiornato a metà 2025

DdL Aree Idonee 2026: un miraggio legislativo?

Il nuovo Disegno di Legge regionale sulle “Aree Idonee” (marzo 2026) prova a rincorrere il disastro. C’è del buono: Rispetto alla legge regionale del 2025, il nuovo DdL n.31 segna un netto passo in avanti. 

Non è uno scandalo che vengano individuate ulteriori aree idonee oltre a quelle ex lege, se questo serve a dare ordine al caos.

Cosa cambia in positivo:

  • Tutela dei suoli agricoli: Le aree agricole di pregio vengono finalmente riconosciute come aree di interesse pubblico prevalente. È un riconoscimento fondamentale per la nostra economia rurale.
  • Il “Modello Bitonto” per le aree ASI: Le aree ASI non infrastrutturate vedranno prevalere la matrice paesaggistica. Se questa norma fosse stata attiva prima, scempi come il caso Pozzo delle Grue a Bitonto non sarebbero stati nemmeno proponibili. La salvaguardia degli ulivi diventa un criterio centrale.
  • Rigore nelle autorizzazioni: Vengono inseriti criteri più stringenti per il rilascio dell’Autorizzazione Unica (AU), con scadenze precise per le fideiussioni e penalità in caso di inadempienza.
  • Trasparenza: Viene introdotto l’obbligo di incontri pubblici per informare la popolazione sui progetti regionali. Basta decisioni prese nelle stanze chiuse.
Puoi leggere qui il Disegno di Legge N. 31 del 10/03/2026 della Regione Puglia

Le novità dall’audizione in Regione

Nel corso dell’audizione congiunta delle Commissioni IV e V tenutasi a Bari il 18/03/2026, è emerso un orientamento chiaro sulla protezione dei territori industriali e agricoli.

  • Un punto di svolta riguarda le aree ASI non infrastrutturate. Il testo prevede che in queste zone (presenti in maniera imponente nel territorio di Bitonto) prevalga la matrice paesaggistica. Questo significa che la presenza degli olivi e il valore del paesaggio diventano criteri ostativi che non possono più essere ignorati: la pianificazione deve rispettare il territorio esistente prima di aggiungere nuove infrastrutture.
  • Sono stati inseriti criteri precisi per le fideiussioni e l’obbligo di incontri pubblici per i comuni interessati dai progetti.

Il paradosso della partecipazione

Se da un lato la legge impone finalmente trasparenza ai proponenti, dall’altro la Regione stessa mostra il fianco a critiche sulla democrazia digitale. Nonostante l’importanza del DdL, non è stata offerta la possibilità alla collettività di partecipare attivamente attraverso la piattaforma Puglia Partecipa. Uno strumento che può raccogliere la “massa critica” dei cittadini organizzati che non hanno possibilità di accedere alle audizioni.

Il rischio del “film già visto”

Resta il nodo tecnico. La norma transitoria che fa salvi i procedimenti già avviati rischia di vanificare queste tutele per l’ondata di progetti attualmente in corso. 

Sicuramente è migliorabile, ma la direzione sembra finalmente quella di una maggiore complessità decisionale a difesa del territorio.

Capitanata: Da Granaio d’Italia a… Selva Elettrica

Per capire cosa rischia Bitonto, basta guardare appena più a Nord. La Capitanata (provincia di Foggia) è oggi il simbolo del fallimento della pianificazione energetica, con oltre 1.800 pale eoliche che rappresentano il 25% dell’eolico nazionale. Basta solo passare dall’autostrada per farsi un’idea. Un territorio tecnicamente “saturo” dove la resistenza civile è diventata sopravvivenza:

Candela (FG)
  • Il mega-impianto “Fenice” (Lucera, 2025): Una “foresta” di acciaio che minaccia di oscurare la Fortezza Svevo-Angioina. I comitati locali denunciano un’operazione di puro eco-affarismo, con recinzioni chilometriche che frammentano suoli agricoli storici. 
  • La Carta di Fiorentino (Luglio 2025): Firmata simbolicamente vicino al luogo della morte di Federico II, questo manifesto di LIPU Puglia e Italia Nostra chiede il blocco delle autorizzazioni imposte “manu militari” dal Governo centrale, superando sistematicamente i veti locali e del Ministero della Cultura.
  • Il “Sit-in dei 1.700” e il silenzio dei campi: Nel marzo 2025, la protesta davanti alla Prefettura di Foggia ha evidenziato dati shock sulla perdita di biodiversità: specie protette come il Grillaio e la Gallina Prataiola sono letteralmente “sfrattate” dai loro habitat frammentati.

Focus Bitonto: il vento è un alibi

L’analisi dei progetti che assediano Bitonto, anche limitatamente a quelli che conosciamo per aver presentato osservazioni (Green Energy, Evolve, Zinenergy, R-Wind, Cubico), svela una mediocrità tecnica inquietante:

  1. L’efficienza “borderline”: Progetti come Green Energy e Zinenergy insistono su aree a bassa ventosità. Installare turbine giganti dove il vento è appena sufficiente secondo gli standard IEC 61400-12-1 non è ecologia; è accattonaggio di incentivi. Il rischio? Archeologia industriale anticipata tra dieci anni.
  2. L’elettroshock dei BESS: La vera minaccia silenziosa. Il progetto Evolve, ad esempio, prevede sistemi di accumulo (BESS) da 50 MW. Questi “magazzini chimici” presentano criticità rimosse dai proponenti:
    • Inquinamento elettromagnetico: Modellazioni assenti per i recettori sensibili (come il Park Hotel Elizabeth).
    • Thermal Runaway: Il rischio di incendi chimici inestinguibili con rilascio di acido fluoridrico viene liquidato come “trascurabile”.
    • Consumo di suolo 2.0: Non sostituiscono le turbine, si aggiungono ad esse, cementificando ulteriormente l’agro.
  3. Il sacrificio del Bosco Polvino: Con il progetto R-Wind, l’impatto arriva al cuore della biodiversità. Lo shadow flicker (l’effetto stroboscopico delle pale) e il rischio di distacco frammenti minacciano un ecosistema già fragile.
Mappa progetti turbine Bitonto
Mappa delle turbine dei progetti previsti sul territorio di Bitonto
realizzata da Vito D’Alessandro

Il veleno invisibile: Bisfenolo e microplastiche

Dobbiamo smontare il mito della turbina “pulita”. La ricerca indipendente (spesso ignorata nei documenti di VIA) ci dice che ogni pala rilascia per erosione tra i 30 e i 150 kg di materiale all’anno.

Parliamo di microplastiche cariche di Bisfenolo A (BPA) e resine epossidiche. In 25 anni, ogni aerogeneratore “regala” al territorio circa 2-3 tonnellate di particelle tossiche che finiscono direttamente nei nostri uliveti e nelle falde acquifere. È un’eredità chimica che nessuno bonificherà.

La partecipazione (come sempre) è l’unica difesa

Diciamocelo chiaramente: la Puglia è GIÀ compromessa in alcune aree. È accaduto per la bulimia delle multinazionali, ma anche per la scarsa attenzione di molti. Ma qualcosa sta cambiando. Ultimamente si nota un atteggiamento diverso di alcune strutture regionali: non è un caso, è perché ora qualcuno in più protesta e porta dati tecnici in contrasto. 

Le cose vanno meglio dove le comunità sono vive e si fanno sentire producendo rilievi ben motivati.

Non è vero che i parchi eolici passano comunque: pareri tecnici solidi e opposizioni popolari motivate non possono essere aggirati facilmente. Le strutture regionali/ministeriali oggi tengono conto se c’è o meno un contrasto motivato del territorio.

Se la Puglia è già “sfasciata”, come dicono alcuni, noi siamo qui per ricomporre i pezzi e fermare il prossimo ecomostro.

Le osservazioni tecniche che come Ambiente è Vita presentiamo al MASE non sono “no” ideologici. Sono atti di resistenza analitica

Transizione energetica circolare

La transizione ecologica non può essere un atto di anarchia selvaggia: deve essere un processo partecipato, o non sarà.