Mentre in Puglia ci si concentra unicamente sulla campagna elettorale, nel cuore dell’Amazzonia si decide del futuro di tutto il pianeta nella trentesima conferenza sul clima (10-21 novembre 2025). La location simbolica dovrebbe rappresentare l’urgenza della crisi climatica.

Ma c’è un problema, anzi 1602!
La conferenza è stata invasa da 1.602 lobbisti dei combustibili fossili, la percentuale più alta mai registrata in una COP. Non è un errore di battitura: un lobbista del petrolio ogni 25 delegati. Più rappresentanti delle industrie fossili che delegati di quasi tutte le nazioni presenti.
Il paradosso numerico: chi comanda davvero i negoziati
I dati dell’analisi condotta dalle coalizioni Fossil Free Politics e Kick Big Polluters Out sono inequivocabili:

PRESENZA LOBBISTI FOSSILI:
- 1.602 lobbisti accreditati alla COP30
- +12% rispetto alla COP29 di Baku (in termini percentuali)
- Seconda “delegazione” più numerosa, superata solo dal Brasile ospitante (3.805 delegati)
- 66% in più rispetto a tutti i delegati dei 10 Paesi più vulnerabili al clima messi insieme
- Superano i delegati delle Filippine di 50 a 1, nonostante il paese sia devastato dai tifoni
Chi causa la crisi climatica ha più voce di chi la subisce.
L’Europa che tradisce (Italia inclusa)
Particolarmente grave è il ruolo dei governi europei, che hanno fornito accrediti ufficiali a 84 lobbisti delle industrie fossili. I badge governativi garantiscono accesso privilegiato ai meccanismi interni dei negoziati.
I PAESI PEGGIORI:
- Francia: 22 lobbisti (TotalEnergies con CEO Patrick Pouyanné, EDF, Engie)
- Svezia: 18 lobbisti (Siemens Energy, E.ON SE, Hitachi Energy)
- Italia: 17 lobbisti totali, di cui 12 con accredito governativo
LA DELEGAZIONE ITALIANA:
- 5 rappresentanti Enel
- 4 rappresentanti ACEA
- 1 rappresentante Edison
- 1 rappresentante Confindustria
- 3 esponenti Fondazione Enrico Mattei (collegata a ENI)
- 1 consulente Snam (tramite Venice Sustainability Foundation)
Mentre la Commissione Europea e la Germania hanno escluso lobbisti fossili dalle loro delegazioni, l’Italia li ha portati in massa. Senza alcun dibattito pubblico, senza giustificazioni al Parlamento.
Il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che l’Italia porta un “approccio pragmatico e concreto all’insegna della neutralità tecnologica”, con focus su biocarburanti (iniziativa con il Brasile per quadruplicare la produzione globale entro il 2035) e adattamento.
Gli osservatori traducono diversamente: invece di dire “stop al carbone entro il 2030”, si dice “valuteremo tutte le tecnologie caso per caso”, lasciando aperta la porta a petrolio e gas ed evitando di prendere posizioni vincolanti sul phase out (eliminazione graduale) dei combustibili fossili.
Inoltre, i biocarburanti richiedono deforestazione per monocolture (palma, soia), sottraggono terreno al cibo e permettono a ENI e altre compagnie petrolifere di continuare a vendere carburanti liquidi cambiando solo l’etichetta da “raffineria” a “bioraffineria”. Il bilancio CO2 reale, contando le foreste perse, può addirittura essere peggiore dei fossili tradizionali.

Secondo il think tank ECCO, l’Italia:
- Ha ridotto del 13% i finanziamenti bilaterali per l’adattamento (2021-2023), nonostante l’impegno COP26 di raddoppiarli
- Rischia un gap di 84 MtCO2eq tra 2025-2030 rispetto agli obiettivi europei
- Ha aumentato i Sussidi Ambientalmente Dannosi a 24,19 miliardi di euro (2022)
- Ha subito 12 miliardi di euro di danni climatici solo nel 2025
La capo-delegazione Federica Fricano ha ammesso: “È una cosa lunga e ci stiamo mettendo un po’ troppo, di certo siamo intenzionati a fare in modo che l’impegno venga rispettato.”
Traduzione: abbiamo promesso, non abbiamo mantenuto, ma giuriamo che prima o poi…
USA assenti, California presente: due Americhe a confronto
Per la prima volta nella storia delle COP, gli Stati Uniti non hanno inviato alcun delegato ufficiale. L’amministrazione Trump definisce la transizione ecologica una “bufala globale” e sta espandendo trivellazioni su terreni federali.
Ma c’è un’altra America. Il governatore della California Gavin Newsom guida una coalizione di 19 stati ancora fedeli all’Accordo di Parigi:
“Trump sta raddoppiando in stupidità. Ma Trump è temporaneo. La California è la quarta economia mondiale e funziona al 100% con energia pulita per nove giorni su dieci.”
Newsom sfida apertamente il presidente, ricordando che furono i repubblicani (Ronald Reagan da governatore) a varare le prime leggi green in California. Per lui, l’Accordo di Parigi non è solo un impegno morale ma un “imperativo economico”.
Voci indigene vs. aria condizionata: chi difende davvero l’Amazzonia
Negli ultimi tre anni, l’Amazzonia ha perso oltre 18.000 km² di foresta (pari al Belgio). Ogni minuto vengono distrutti tre campi da calcio di foresta.
Mentre i leader negoziano in sale climatizzate, centinaia di attivisti e popoli indigeni sono arrivati a Belém via fiume. Velieri come il Rainbow Warrior e imbarcazioni della flotilha 4Change hanno attraversato l’Atlantico.

Alcuni indigeni hanno fatto irruzione nei padiglioni della COP. Non per folklore: per difendere casa loro.
Loro non hanno lobbisti. Hanno la foresta. Che noi stiamo bruciando mentre discutiamo di “neutralità tecnologica”.
Clima e salute: la rimozione psicologica che ci uccide
Un rapporto della Commissione Paneuropea su Clima e Salute dell’OMS rivela i costi umani dell’inazione:
- Mortalità climatica in Europa: +33% in due decenni (da 51 a 68 decessi ogni 100.000 abitanti)
- Ore lavorate perse nel 2024: 639 miliardi a livello globale per caldo eccessivo
- Equivalente: 307 milioni di posti di lavoro persi
- Perdita economica: pari al PIL della Polonia
Cifre così enormi da sembrare irreali. Ed è qui il problema: la rimozione psicologica. Il clima non è più percepito come emergenza. I numeri sono troppo grandi per essere credibili, quindi li ignoriamo.
Ascoltiamo i lobbisti o chi difende la foresta?
La COP30 doveva essere la conferenza della svolta. Dieci anni dopo gli Accordi di Parigi, nel cuore dell’Amazzonia, con l’urgenza climatica mai così evidente.
Invece è la COP con più lobbisti fossili mai registrata. La COP dove gli interessi economici prevalgono sulla scienza. La COP dove si discute di transizione continuando a estrarre.
Guarda la video sintesi realizzata con Notebook LM https://youtu.be/uRCFxgnUI3E
Chi sarà ascoltato? I 1.602 lobbisti del petrolio o i milioni di persone che chiedono un futuro vivibile?
Per Ambiente è Vita la risposta è chiara. E continueremo a batterci per una transizione ecologica vera. Mentre a Belém i lobbisti fossili promuovono biocarburanti che deforestano l’Amazzonia, a Bitonto assistiamo allo stesso identico meccanismo su scala locale.
Nel nostro territorio vediamo progetti di “energie rinnovabili” che richiedono l’abbattimento di ulivi che assorbono CO2 da generazioni, la cementificazione di zone agricole che svolgono già funzione di carbon sink, la distruzione di habitat naturali per aree industriali mascherate da impianti green.
Non si salva il clima abbattendo alberi. Non si fa ecologia distruggendo ecosistemi. Se abbattiamo foreste e uliveti per installare rinnovabili, stiamo solo spostando il problema con un’operazione di greenwashing territoriale.
NON PUÒ ESSERCI RIDUZIONE DI CO2 SE SI ABBATTONO ALBERI, ANCHE SE PER METTERCI PANNELLI FOTOVOLTAICI O PALE EOLICHE.
Come ribadito in più occasioni, la transizione deve essere diversa:
- Fotovoltaico su tetti e superfici urbanizzate prima di consumare nuovo suolo
- Rispetto assoluto di aree agricole e forestali che già svolgono funzione di carbon sink
- Valutazione dell’impatto ecosistemico totale, non solo delle emissioni teoricamente evitate
- Coinvolgimento reale delle comunità, non autorizzazioni calate dall’alto
In una Puglia distratta dalle elezioni regionali, vediamo progetti di “energie rinnovabili” che richiedono l’abbattimento di ulivi, la cementificazione di zone agricole, la distruzione di habitat. Non è transizione ecologica. È colonialismo energetico mascherato da sostenibilità.
Belém potrebbe essere un punto di svolta. O l’ennesima occasione persa con la foresta che brucia sullo sfondo.



