The Sea a Bitonto: un film che quasi nessuno ha visto (finora)

The Sea film Bitonto

Martedì 15 settembre, in piazza Cattedrale a Bitonto, proiettiamo The Sea di Shai Carmeli Pollak. Cinque premi Ophir, i più importanti del cinema israeliano, e la candidatura ufficiale di Israele agli Oscar 2026. Lo facciamo insieme a Donne in Nero Bitonto, dentro il programma comunale CoolTourA.

Un’occasione che in Italia hanno avuto in pochi

The Sea non ha avuto una distribuzione nei circuiti ordinari dei cinema. Il 6 maggio è stato proiettato in un’unica data simultanea in poco più di cento sale italiane, grazie alla distribuzione portata avanti da Giulia Innocenzi insieme a Mescalito Film. Da lì è arrivato al Parlamento italiano e al Parlamento Europeo. In Italia lo hanno visto in pochi, e tra questi ci sono parlamentari, non il grande pubblico da multisala.

A Bitonto lo vediamo gratis, in piazza. È una possibilità che poche città italiane hanno avuto.

Di cosa parla

Khaled ha dodici anni e vive a un’ora dal mare, che non ha mai visto. Suo padre lo cerca quando scompare, sapendo che ogni checkpoint attraversato senza permesso può costargli l’arresto e, con l’arresto, l’unica entrata della famiglia. The Sea non spiega il conflitto con dati o analisi. Lo fa sentire, attraverso l’infanzia, la paura, la distanza tra quello che dovrebbe essere normale e quello che i due protagonisti vivono ogni giorno.

The Sea film locandina

Perché adesso

Anche nei periodi di tregua o di riduzione delle ostilità a Gaza restano criticità enormi: accesso agli aiuti, sicurezza dei civili, continuità delle cure, protezione degli operatori umanitari, possibilità reale di ricostruire una vita quotidiana. Gaza resta un’emergenza umanitaria aperta, non un capitolo chiuso.

Informazioni pratiche:
Martedì 15 settembre, piazza Cattedrale, Bitonto.
Ore 20 presentazione,
ore 20:30 proiezione,
ore 22 dibattito con Mohammad Afaneh, presidente della Comunità Palestinese di Puglia e Basilicata.
Ingresso libero.

Perché ci saranno solo relatori palestinesi al dibattito

Qualcuno, commentando l’iniziativa sui social, ha chiesto perché non ci sia anche un referente della comunità ebraica al dibattito dopo il film. La domanda è provocatoria e, semplicemente, non pertinente. Presuppone che un ebreo, in quanto tale, debba per forza rappresentare le azioni del governo israeliano. Sarebbe come chiedere, in un film sulla Shoah, di invitare anche un nazista per par condicio. E oggi, va detto senza troppi giri di parole, un nazista e un sionista si darebbero la mano più facilmente di quanto si pensi.

Perché sosteniamo Donne in Nero

Donne in Nero è un movimento internazionale nato negli anni novanta, presente in decine di paesi, che manifesta in silenzio contro la guerra. Il gruppo di Bitonto, coordinato da Rosanna Perillo, manifesta ogni venerdì sera, in genere davanti al Torrione Angioino da Giungo 2025, per continuare a chiedere attenzione su quello che il movimento definisce un genocidio in corso a Gaza. La proiezione di The Sea nasce dalla stessa urgenza: dare alla comunità bitontina uno strumento per capire cosa succede oltre i titoli dei telegiornali.

Donne in Nero

Perché Ambiente è Vita se ne occupa

Per noi la crisi climatica e la guerra sono facce dello stesso rischio. Se il clima continua a peggiorare così, il rischio è l’estinzione. Le guerre e i genocidi minacciano la vita sulla Terra allo stesso modo, solo più in fretta. L’occupazione della Palestina è la radice di tutti i conflitti in Medio Oriente e ha oggi il potenziale di aggravarsi in qualcosa di molto più ampio e pericoloso per tutti.

C’è anche un piano più diretto, quello ambientale in senso stretto. Le forze armate mondiali sono responsabili di circa il 5,5% delle emissioni globali di gas serra secondo le stime dei ricercatori, una percentuale che, se attribuita a un singolo paese, lo renderebbe uno dei principali emettitori al mondo. Solo l’impatto della guerra a Gaza è stato valutato in oltre 31 milioni di tonnellate di CO2 equivalente dal rapporto WarBon dell’iniziativa GHG Accounting of War.

Le guerre non distruggono solo vite umane. Bruciano anche il tempo che abbiamo per affrontare la crisi climatica.

Cosa possiamo fare, ognuno nel proprio piccolo

Vedere un film non basta, se poi non cambia nulla nel modo in cui ci comportiamo. Alcune cose concrete che si possono fare:

  • esprimersi sui social. È semplice, forse anche banale, ma non del tutto inutile
  • partecipare alle manifestazioni di dissenso, a Bari e altrove, o organizzarle a Bitonto
  • partecipare al presidio di Donne in Nero ogni venerdì, in silenzio con lo striscione. Non è obbligatorio essere donne, non serve vestirsi necessariamente di nero. Il prossimo è il primo venerdì di ottobre, davanti al Torrione, alle 20

Una manifestazione da non perdere

Il 24 settembre a Bari, in piazza Diaz, alle 18, il collettivo Carnis per la pace porta un sudario lungo più di 25 metri, con i nomi scritti a mano degli oltre 18mila bambini e ragazzi uccisi a Gaza tra il 7 ottobre 2023 e il maggio 2025. Da piazza Diaz il lenzuolo viene portato per le strade del capoluogo.

I promotori chiedono la partecipazione di cittadini, insegnanti, studenti, lavoratori e soprattutto delle amministrazioni comunali, comprese quelle che hanno già approvato ordini del giorno sul genocidio a Gaza, e rivendicano azioni concrete: l’interruzione dei rapporti diplomatici ed economici con Israele, il boicottaggio, ogni iniziativa nonviolenta a sostegno del popolo palestinese.

Altri film sullo stesso tema

Chi vuole approfondire restando nel formato cinema può recuperare No Other Land, trasmesso dalla Rai poco tempo fa e ancora disponibile su RaiPlay, Palestina 36, che racconta quella terra prima dell’occupazione, e Naza, il docufilm presentato al festival di Venezia 2026 che ha ricevuto una standing ovation di 25 minuti.

Ci sono poi tre titoli che gran parte del pubblico italiano non vedrà mai, nonostante lo sforzo di piccoli distributori indipendenti. La voce di Hind Rajab, di Kaouther Ben Hania, ricostruisce con l’audio originale la telefonata di soccorso di una bambina di sei anni rimasta bloccata in un’auto colpita dall’esercito israeliano: Leone d’argento a Venezia 2025, candidato all’Oscar per la Tunisia. Thirteen in Gaza, primo film di finzione girato interamente dentro la Striscia in dodici anni, segue una tredicenne e suo padre che affrontano la quotidianità in un campo sfollati dopo aver perso la casa.
Gaza: Doctors under attack è l’inchiesta giornalistica sugli attacchi israeliani agli ospedali e ai medici di Gaza che la BBC aveva commissionato e poi deciso di non trasmettere, uscita infine grazie a Channel 4 e Zeteo.

Film così arrivano in sala per due giorni, se va bene, oppure li trasmette Rai5 a tarda notte, una volta. Le grandi piattaforme di streaming e le reti generaliste non sembrano avere interesse a farli circolare, anche quando a dirigerli sono spesso gli stessi cineasti israeliani. Non prendere posizione, in questi casi, è già una posizione.


Aggiornamento del 16 settembre: com’è andata

Vento e freddo, la sera del 15, sembravano decisi a rovinare tutto. Lo schermo gonfiabile si muoveva sul palco, smontato e rimontato, gli ancoraggi tutt’altro che tranquillizzanti. Alle 20, orario delle presentazioni, un quarto delle sedie era occupato. Il pensiero, in quel momento, era che non sarebbe venuto più nessuno.

Poi, nel silenzio, mentre le Donne in Nero osservavano la piazza, i posti hanno iniziato a riempirsi. Piano, ma senza fermarsi. Alla fine la gente in piedi arrivava fino all’obelisco: oltre 300 persone, nonostante il vento, il freddo e uno schermo che si intravedeva a fatica dalle ultime file. A un certo punto, anche il vento si è calmato.

The Sea 15 settembre Bitonto

Bitonto, quella sera, ha deciso di vedere questo film. Ed è la parte della storia che ci interessa raccontare di più.